Gelosia

Non sono mai stata gelosa o meglio, se parliamo di gelosia “sana”, ovvero quella che ti permette di capire se ti stanno prendendo per i fondelli sì, lo sono stata. Non potrebbe essere diversamente perché le donne, per qualche misteriosa ragione che non mi spiego, hanno questa sorta di campanello di allarme… Chiamiamolo sesto/settimo/ottavo senso.
La mia gelosia però non è mai arrivata né mai arriverà a livello: mania/ossessione/controllo né, tanto meno, possesso.
Le persone non appartengono a nessuno.
Non ci appartengono nemmeno gli animali domestici figuriamoci gli esseri umani.

Possediamo oggetti al limite. PUNTO.

Ho sempre vissuto regalando la fiducia come il dono più prezioso e unico a chi ritenevo la meritasse e non ho mai avuto bisogno di “spiare” l’altro o di fare tremila domande, era sufficiente chiedere una sola volta o bastava mettersi d’accordo.
Il condividere e mantenere il proprio spazio hanno sempre avuto lo stesso peso nella biloancia del rapporto.


Vuoi uscire con gli amici? Nessun problema, anche io esco con i miei, se tardo di mando un messaggio.
Stasera tardi? Va bene, fammi solo per cortesia sapere per che ora pensi di arrivare perché io magari me ne vado a dormire e ti toccherà cucinarti la cena.
Non rispondi al telefono? Alla seconda chiamata: whatsapp, se rispondi bene, se non rispondi prima o poi lo farai.


Anche quando ci sono piombati addosso come uragani i social, non ho mai mostrato una particolare curiosità o “astio” verso le altre che commentavano, mettevano like, cuoricini, icone, ecc al compagno.
L’unica diffidenza che ho avvertito era verso le “ex” perché si sa, tornano sempre. Al di là di questo se nessuno si divertiva “a tenere il piede in più scarpe” la diffidenza iniziale è sempre diventata indifferenza.

Sono particolarmente orgogliosa di questo e lo sono stata ancora di più quando alcuni, vittime di questa strana “malattia” e vista la mia immunità, hanno fatto di tutto per rendermi gelosa con atteggiamenti che definire puerili dimostra la loro reale età mentale, per poi accusarmi che ero io quella gelosa…
Al momento non capivo la ragione, poi mi sono resa conto che: se io non sono gelosa tu non puoi esserlo e pertanto devi lasciarmi libera e darmi la stessa fiducia che io do a te ma siccome tu hai paura di perdermi perché non sei così certo di essere “il meglio” per me allora cerchi di legarmi a te attaccandomi questo virus fastidioso…
Mi sono curata in fretta e ho sviluppato anticorpi molto resistenti, ho “disinfestato” la mia vita da queste fonti di virus e successivamente evitato di entrarne nuovamente in contatto.

Questo mio essere totalmente serena nel vivere i rapporti senza imporre “timbrature” sotto forma di telefonate, messaggi, cronometraggi, interrogatori, ogni volta che lui doveva andare al bagno o a comprare il pane, si è sempre basata sulla sincerità reciproca, sul dialogo e soprattutto, sul forse illusorio pensiero, che una donna e un uomo nel momento in cui stanno insieme si bastano, si completano, riempiono uno i vuoti dell’altro se ce ne sono.
Accettano i propri pregi e difetti e quelli dell’altra metà della mela e trovano un punto d’incontro.

Attenzione però, il tutto funziona se si comprende che ogni essere vivente (persino gli animali) hanno bisogno di mantenere rapporti con i propri simili e beneficiare dei propri spazi.
La coppia non è una bolla chiusa e non deve mai arrivare ad esserlo perché l’essere umano ha bisogno sempre di nuovi stimoli, ha bisogno spazio per sé e di potersi guardare intorno, di relazionarsi con gli altri.
Chiunque si sentirebbe un uccellino in gabbia se costretto a smettere di confrontarsi con il mondo fuori dalle mura domestiche.

LUI: “Il milan non è più di Berlusconi? Da quando? … E sai mia moglie ha visto un paio di tifose in tv con la bandiera italiana disegnata fra le tette agli ultimi mondiali e quindi niente più calcio..”

LEI: La Ferragni ha avuto un figlio? Cavolo… E’ che ho detto che Fedez ha degli addominali da urlo alla mia vicina e disgraziatamente mio marito era nei paraggi…

Mondo con cui del resto si ha a che fare continuamente e che deve potere essere vissuto senza continuare a schivare con la sapienza e l’agilità di un ninja tutte le possibili (e presunte) frecce che possono far esplodere la bolla.
Sono certa che per alcuni/e di voi (anche se non lo ammetterete mai) sarebbe auspicabile vedere i propri compagni uscire dalla porta di casa e trasformarsi istantaneamente in semoventi walking death ma dolente comunicarvi che solo grazie alle relazioni sociali quando si rientra da quella porta la sera, si può “dare” qualcosa in più a voi, ai vostri figli, ai parenti e alla relazione stessa.

Insistere nel restringere lo spazio vitale di una persona è oltretutto il modo migliore perché la simpatica bolla prima o poi esploda da sola, magari senza un’apparente ragione, il vaso si sa, quando è colmo è colmo.  
Immaginate un feto, quando diventa troppo grosso per essere contenuto dal corpo della donna cosa accade? Esce dalla sua tana che seppure accogliente è diventata troppo soffocante e preferisce affrontare lo “sconosciuto”…. Solitamente questo causa parecchia sofferenza a chi lo ha portato in grembo…

Metafora che serve a fare capire che, anche quando si è in coppia, si ha sempre bisogno l’amico o l’amica che può darti un consiglio su qualcosa in cui sei troppo coinvolta/o, il collega puntiglioso e rompiscatole che però ha un punto di vista diverso, le persone che con altre esperienze possono metterti in guardia e/o che hanno percorso rotte diverse non giungendo sempre al terribile triangolo delle bermude ma che lasciate libere di vivere le proprie esigenze, hanno scoperto nuovi frutti con cui nutrire i “momenti di stanca” della coppia.

Momenti di “stanca” che non dipendono necessariamente dalle figure coinvolte ma dai figli, dal lavoro o più semplicemente dal fatto che gli anni passano e si scopre di avere altre e nuove esigenze/passioni/necessità.

Potrei anche azzardare che l’amore non è mai per sempre, si evolve un po’ come i pokemon e come loro, Raichu è molto meno simpatico, carino e coccoloso di Pikachu.
Diventa però stima, rispetto, affetto, complicità.
Purtroppo però, spesso, se non siamo capaci di completare la trasformazione, quello che accade dopo è che confondiamo l’amore con il dovere, con il ricordo della promessa fatta all’altare che diventa una sorta di marchio a fuoco di cui è impossibile liberarsi o con gli obblighi dati dall’essere madre/padre.
Infine, senza nemmeno accorgercene, lo confondiamo con la folle paura di perdere “il nido”.

Ho una pessima notizia per voi, questo non è amore.

Vogliamo parlare poi della passione?
Siamo onesti, avete conosciuto la vostra lei quando aveva un balcone davanti che sfidava la forza di gravità e che avreste riempito di… “orchidee” per celebrarne la bellezza, un lato B duro come il marmo e una focosità che pensavate esistesse solo nei film xxx.
E voi care donne, rimanevate estasiate dagli addominali scolpiti, i bicipiti che brillavano se cosparsi d’olio nelle soleggiate sere d’estate, lui che vi sollevava come se foste piume e poteva soddisfarvi per ore e poi portarvi anche la colazione al letto.
Avete sperimentato gran parte delle posizioni del kamasutra, fatto l’amore in macchina, nella vasca, nella doccia, al parco, nel parcheggio, su tutti i letti disponibili e poi?

Poi…

Col tempo si è stabilito, senza che nessuno lo abbia esplicitamente detto, una sorta di rituale, il numero di rapporti è diminuito, lei non mette più biancheria sexi, lui torna alle 23 dall’ufficio e dopo 3 minuti che appoggia la testa sul cuscino inizia a russare. Stessa posizione, stessi movimenti, persino stessi tempi come se avete una sveglia impiantata nell’apparato sessuale.
Le chiappe non sono più sode, la pelle cede, la certezza del rapporto vi rende più pigre. (Dimenticate che a differenza della donna, l’uomo ragiona sempre, a qualsiasi età e in qualunque condizione, sia con la testa che con le parti basse, è inevitabile, li hanno fatti così e non gliene si può fare una colpa. A differenza degli ormoni femminili il testosterone va scaricato.)
Nemmeno il vostro lui comunque si da più così tanto da fare e a volte si limita al “compitino”, la tartaruga sulla pancia si è rovesciata, la barba cresce poco curata e si trova più a suo agio nel ruolo di padre, in quello che il suo lavoro impone, nell’intraprendente non più giovane calciatore, nel campione di bocce o di rubamazzetto dei bagni Marinella, in qualsiasi ruolo gli permetta di essere se stesso e che lo gratifichi.

Nessuno dei due si pone il dubbio che serva altro, ci si fa bastare quello che la routine concede.
La trasgressione è un lontano ricordo.

Come centometristi correte ogni giorno verso quei 10 minuti liberi da figli, lavatrice da fare, pasta da cucinare, asilo, scuola, nonni, lavoro, per sommergere l’altro con il fiume di cose che avete da dire.
Alla fine però non dite nulla di ciò che veramente riguarda voi due.

Sto dipingendo un’immagine terribile lo so ma è così che va nella stragrande maggioranza dei casi credetemi.
A meno che…
A meno che non siate in grado di sedervi uno di fronte all’altro e dirvi reciprocamente cosa non va, di cosa avete bisogno fosse anche solo un’ora di silenzio al giorno chiusi in garage ad ascoltare un vecchio vinile dei Dire Straits.
Smettetela di fare la coppia felice ingoiando rospi sempre più grossi e difficili da deglutire e tempestando le bacheche dei social di foto sdolcinate e frasi d’amore al sapore di labbra impregnate di botulino, magari non sarà più amore quello che provate o comunque non sarà l’amore che è stato ma può essere altro e può diventare, se sapete venirvi incontro, un rapporto che allora sì, sarà veramente “per sempre”.

So benissimo che quando si hanno figli e si lavora entrambi, il tempo è poco per parlare e siamo talmente subissati di pensieri e problemi che alla fine scegliamo consapevolmente di non andarcene a cercare altri ma la sottomissione e il continuare a tenere dentro, non solo non è utile ma nella maggior parte dei casi genera poi piccoli funghetti nucleari in mezzo alla tavola da pranzo il giorno di Natale.
E tornando al discorso da cui sono partita, genera ossessione, mania di controllo, gelosia, possessività.

Siamo arrivati al punto.

La gelosia, se non esistono pregressi che ci portino a generalizzare ogni rapporto (e anche in questo caso dovremmo pensare che non abbiamo mai a che fare con la stessa persona) non ha nessun senso.
Prima di tutto è un indice di mancanza di fiducia e la fiducia è il pilastro portante su cui si costruisce qualsiasi tipo di rapporto.
Significa assenza di dialogo oltre che una devastante e deturpante insicurezza.
Insicurezza che però care/i vi siete andati a cercare voi stessi giorno dopo giorno, smettendo di tenere vivo il vostro rapporto con gli altri (tutti gli altri!) e con voi stessi. Le vostre insicurezze sono il frutto della vostra noncuranza verso le esigenze dell’altro e verso le vostre.

Colpevole vostro onore!
L’ho fatto anche io, sono stata egoista e egocentrica, ho messo davanti le mie esigenze, la mia stanchezza, le mie paranoie, i miei problemi, il mio essere una donna prima di una madre, moglie, donna delle pulizie, consulente, infermiera, ecc ma non ho fatto delle mie insicurezze una bandiera conficcata nel cemento a cui legare mani e piedi il mio compagno per la paura di restare sola.
Ho parlato e non è stato facile ma dal mio punto di vista subito dopo la fiducia viene il rispetto e la gelosia è anche una delle più terribili mancanze di rispetto verso chi ha condiviso con noi molto più di quello che solitamente siamo disposti ad ammettere.

Ossessionare una persona al punto da costringerlo/a a “smettere di vivere”, togliergli uno per uno tutti gli spazi e diventare, scusatemi, un gatto attaccato alle p…. è quello che invece vi garantirà per certo una delle seguenti due opzioni:

–  uno “schiavo/a” che alla prima occasione si riprenderà tutto il suo spazio mollandovi nel modo peggiore e magari scaricandovi anche addosso tutto quello che non siete più state/i

– una sorta di “mummia” che perderà giorno per giorno il sorriso, l’autenticità, la voglia e la parola soffocato dal dovere di restarvi accanto.

Sicure/i di volere questo?
Non basterebbe, prima che quel pilastro portante venga rosicchiato dai vostri tarli mentali, riprendere in mano le redini di ciò che eravate e provare ad essere un po’ più sinceri con l’altro e con se stessi?
Poi se non va, non va, ma almeno potrete dire di averci provato e limiterete il numero dei rimpianti che vi assaliranno quando ormai anziani, la sera riporrete la dentiera nel suo bicchiere prima di andare a letto.

Attenzione però, prima di convocare una riunione familiare d’emergenza c’è un compito essenziale a cui dovete assolvere, riflettere su voi stessi/e e capire perchè vi state comportando come contagiati dall’ebola…

E’ verissimo che “un uomo non rende gelosa la propria donna della altre ma rende le altre donne gelose della propria” ma vale anche il contrario e questo, molto più spesso la donna dell’uomo, tende a dimenticarlo o a non percepirne il reale significato.
Riconoscere al proprio uomo e alla propria donna la sua unicità sia quando siete insieme che quando siete separati è il vero segreto.

Siate gelosi di ciò che siete non di chi vi è accanto perchè se sarete sicure/i di voi stessi sarà un privilegio avervi a fianco e la gelosia sarà solo un lontano e spiacevole ricordo.

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