Social network o siti di dating?

“Social network o siti di dating?”

Sono già alcuni anni che mi pongo questa domanda.
I social network, lo dice il nome stesso, sono nati per “socializzare” e sulla loro funzione primaria non dovrebbe esserci alcun dubbio.

Cito il significato della parola “socializzazione” preso dall’enciclopedia Treccani:

In psicologia, il processo per cui l’individuo in età evolutiva
, attraverso l’insegnamento e l’addestramento forniti dal contesto sociale, modella il proprio comportamento e le proprie caratteristiche, conformandoli alle norme e ai valori del gruppo sociale in cui si inserisce: s. primaria, propria della primissima infanzia; s. secondaria, propria degli adolescenti, o anche di adulti, che si inseriscono in nuovi settori della realtà sociale.

Non ho trovato da nessuna parte, ma magari ho cercato male, che “tentare di portarsi a letto” sia sinonimo di socializzare o faccia parte del suo significato.

Se Facebook si intuiva fin dall’inizio potesse prestarsi a questo nuovo concetto di “socializzazione” nonostante il vincolo dell’approvazione dell’amicizia, bisogna riconoscere che è passato veramente poco tempo dalla sua nascita come mezzo di contatto con parenti o conoscenze lontane e/o perse di vista alla sua evoluzione in indiscriminato territorio di caccia.
Ci siamo, chi più chi meno, svegliate/i una mattina e abbiamo tutti trovato richieste di “amicizia” che provengono da profili che non hanno alcun collegamento con la tua persona, con 2000 /3000 “amici” nel loro spazio e nonostante possano visualizzare solo la foto profilo e la copertina.
A me pare ovvio che in questi casi l’interesse non sia semplicemente amichevole.
Come è noto da chiunque mastichi un po’ di community o le frequenti, si tratta di persone assolutamente “normali”, pagine con commenti molto formali, post del tutto attinenti alla loro immagine pubblica.
Le reali intenzioni si scoprono al primo contatto su messenger…
L’unica salvezza al dilagare di questo genere di contatti è impostare un livello di privacy molto alto e ovviamente non accettare “amicizia” da chi non conosci.
L’alternativa sarebbe non utilizzare Facebook ma chi oggi non lo usa anche solo per leggere gli ultimi gossip politici o per tenersi aggiornato sugli eventi della propria città?

La carne è debole, gli ormoni dettano legge e pertanto oggi non è più solo Facebook a diventare il “Tinder” di chi non vuole scaricare e utilizzare la nota app di dating per non apparire come Fantozzi di fronte alla signorina Silvani in costume da bagno o, nella versione femminile (sì esiste anche quella), come la Bridget Jones depressa e ninfomane che da troppo tempo non vede i pettorali di un uomo…

[O più semplicemente e frequentemente non può affidarsi ad app e siti di dating perché formalmente e ufficialmente occupato/a…]

Quindi ora parliamo di Instagram.
Social, in teoria, dedicato alla fotografia dove tendenzialmente i cacciatori o le cacciatrici non hanno l’opportunità di essere espliciti ma in cui negli anni sono magicamente aumentati i profili privati e quelli dove il selfie padroneggia nelle gallery.
Niente di esplicito, assolutamente niente nudo o volgarità perché il profilo verrebbe istantaneamente chiuso dal caro Zuck ma il vantaggio di poter seguire e contattare chiunque abbia un profilo pubblico (ovvero la stragrande maggioranza perché un profilo privato su IG non ha il benché minimo senso a meno che non lo si voglia farcire di materiale riservato…) senza chiedere autorizzazione.
Se da un lato quindi Instagram costringe a utilizzare maggiormente il cervello (e magari sapere scattare due fotografie decenti) per arrivare alla conquista dell’oggetto (non ho usato la parola oggetto a caso…) del proprio interesse, dall’altro lato, quello della inconsapevole preda, diventa più difficile riconoscere chi veramente apprezza il proprio profilo nel suo complesso da chi piazza cuoricini sparsi sulle fotografie senza nemmeno leggere la caption con il solo obbiettivo di passare il prima possibile a una conversazione privata.
Conversazione inizialmente formale, a carattere tecnico, di apprezzamento dei contenuti, magistralmente condotta con intelligenza, educazione e pazienza fino alla conquista della fiducia e della confidenza necessaria ad alzare il livello e capire se l’interlocutore è disponibile ad altro…
Come un ragno che tesse la sua complessa e bellissima tela in attesa delle ignare mosche…
Su Instagram è necessaria più furbizia, un livello intellettivo superiore, una discreta cultura e una capacità di dialogo più articolata perché la popolazione del network fotografico solitamente è lì per altre ragioni.
Attenzione però, e questo vale più per i maschietti che per le femminucce, la tendenza all’apparire, essendo la fotografia il fulcro del social, la necessità di apprezzamento al solo scopo di aumentare il proprio livello di autostima e l’espandersi dell’influencer marketing è un falso positivo in cui molti cascano per poi ritrovarsi con dei due di picche grossi come scogli o con un orologio e dei calzini di troppo, acquistati dopo la suadente e convincente persuasione della splendida fanciulla in lingerie.

Ma di social network ne esistono tanti e seppure incredibile l’ultima delle frontiere che è stata valicata dai nostri prodigiosi cacciatori e cacciatrici, non di teste in questo caso, è Linkedin.
Pare impossibile ma si viene contattati anche sul social network dedicato al lavoro con proposte che nemmeno lontanamente si avvicinano all’ambito per cui è conosciuto.
In questo caso oggettivamente le reali possibilità di scambio di fluidi corporei sono poche ma perché non tentare offrendo master, opportunità di collaborazione o altro di simile?
… Da cosa, sì sa, nasce cosa.

Dobbiamo quindi farcene una ragione perché in nessuno di questi ambiti purtroppo credo sia possibile evitare, se si è anche solo un po’ più apprezzabili di Mariangela o del Gollum, di venire assediate/i dal Geometra Calboni o dalla signorina Silvani.
Quello che si può fare ed è importante perchè altrimenti si rischiano scottature peggiori di quelle lasciate dal ferro da stiro, è imparare a distinguerli anche se si presentano con il loro miglior abito, una scia di delizioso profumo, le migliori intenzioni e un corollario di complimenti mai volgari e attinenti all’ambito in cui ci troviamo.
Riconosciuta “la specie” non ci resta che mantenere il più possibile il legame, nel caso di Instagram con il mondo fotografico o le nostre passioni, nel caso di Linkedin con la nostra professionalità.
Tranquilli/e che tanto al terzo messaggio ignorato perché l’argomento è improvvisamente diventato la tua taglia di reggiseno o l’incontro per un innocuo caffè che anche se accettato non finirà nel modo sperato, evaporeranno.
Se sfortunatamente hanno ottenuto ciò che volevano perché sono stati molto bravi a farvi credere nella loro assoluta devozione spariranno comunque entro l’arrivo dell’inverno.
Nel primo caso perchè il mondo è grande e solitamente nessuno di loro contatta una persona alla volta, si gioca sul numero.
Se alla canna da pesca appendi più esche infatti è più probabile che qualche pesce abbocchi.
(Sì, mio zio era un pescatore).
[Avete mai fatto caso che sono costantemente online anche se non postano o non interagiscono? Cosa pensate che facciano tutto il giorno, che siano in attesa della vostra apparizione come una sorgente nel deserto della loro vita?]
Nel secondo caso perché forse non vi siete mai chiesti come mai il numero di contatti privati magicamente aumenta con il salire delle temperature.
Sole, caldo, più porzioni di pelle scoperta visibili (soprattutto su Instagram), picchi ormonali, desiderio di trasgressione alle stelle e maggiore libertà di uscire e allontanarsi.
In alcuni di questi casi, non vorrei mai si pensasse che escludo i single, “Quando la moglie è in vacanza” insegna, non so se esiste un film in versione femminile, probabilmente sì.

La realtà è che, se lo scopo primario dell’uomo o della donna, da che mondo è mondo, è diminuire la tensione sessuale accumulata in mesi (o addirittura anni), provare il brivido di trasgredire dalle regole e i doveri che la realtà impone o nel caso più femminile che maschile, trovare finalmente l’allocco/a per accasarsi; nel fantomatico nuovo millennio i nostri cacciatori utilizzeranno i social e la rete in generale perchè traboccanti di pesci e sceglieranno sempre il social o i social in cui si muovono con maggiore scioltezza.
Quindi nessun social è escluso.

Ho lavorato e lavoro nelle community da troppi anni per credere nell’ingenuità altrui superati i 12 anni di età ma ancora oggi mi stupisce quanto il metodo di approccio e la strategia di conquista si evolva e si confonda con il reale sentimento e/o interesse.
Non a caso conosco pochissime coppie che si sono conosciute attraverso i social e soprattutto ne conosco ancora meno che non ricadono ciclicamente nella tentazione di provare qualcosa di nuovo…

Purtroppo, tornando alla versione marketing del social, questo è un dardo piantato dritto nel cuore dei network che così vedono aumentare un’utenza che non condivide e non crea ciò che in gergo si chiama engagement e reach organica (lo sapete vero che sui social siamo tutti brand?) perché l’obbiettivo e il contenuto rimane privato ma soprattutto perdono l’utenza che invece arricchiva sia in termini di numeri l’interazione pubblica che in termini di qualità i contenuti stessi.

E’ abbastanza ovvio infatti, che se io decido di utilizzare un social per condividere parti della mia vita o delle mie esperienze per confrontarmi con altri e nella piena consapevolezza che ogni essere umano di tanto in tanto ha bisogno l’approvazione e il riconoscimento dalla società in cui vive e vengo continuamente in contatto con persone a cui interessa solo “portarmi a letto”, all’inizio posso anche trovare divertente assistere ai diversi tentativi di approccio di cui alcuni anche molto articolati, ma alla lunga mi rendo conto che non è che l’ennesima dimostrazione che l’apparenza conta più della sostanza e ho tre alternative:

  • continuare a utilizzare il social come sempre fatto, dando valore ai contenuti di qualità e negando ogni contatto che va oltre il like e lo sterile scambio di icone in privato
  • creare una brand identity che individua il principale interesse del mio target e lo utilizza in modo mirato nella condivisione dei propri contenuti con totale assenza di coinvolgimento personale
  • limitare la mia interazione con i social costringendo così le persone che veramente sono interessate ai miei contenuti a condividerli fuori dal network.

La maggior parte delle persone che utilizzano i social dalla loro nascita e che non necessitano “compagnia e/o sollazzo” o che non desiderano vendere la loro immagine, le provano tutte e tre le strade per arrivare inevitabilmente prima o dopo all’ultima.


Il motivo è semplice e questo il caro Zuck sta iniziando a intuirlo dopo aver abbondantemente sfruttato tutti i possibili trucchi per cavalcare l’onda della necessità di “accoppiamento” umana (messenger, filtri, video, ecc), le persone che creano veramente contenuto di qualità sono stanche di vedere che il “prodotto” della loro mente e/o della loro creatività è l’ultimo dei pensieri di chi lo visualizza o viene utilizzato esclusivamente come mezzo per arrivare ad altro ed è stufo di vedere contenuti poveri di qualità il cui solo scopo è attirare povere mosche nella tela.

Se conto il numero di profili privati che hanno iniziato a seguirmi e il numero di contatti che dal primo al 12esimo messaggio massimo sono diventati un condensato di malizia, negli ultimi tre mesi supero la cinquantina.
Tutti spariti in un arco temporale piuttosto breve e secondo quanto più o meno “sono stata al gioco”.

Capite bene quindi che se poi mi passa la voglia, mi ricompro il dominio del blog e torno a scrivere invece di stare sui social, probabilmente ho le mie buone ragioni e comprendo le necessità altrui, come tutti ho bisogno la mia dose di apprezzamento ogni tanto per capire se c’è interesse anche verso quello che c’è dentro la scatola [cranica].
Non ho più voglia però di dover alzare continuamente muri già troppo alti o scannerizzare ogni parola altrui per capire se si ha di fronte l’ennesima dimostrazione di quanto quello che si ha fra le gambe conti più di ogni altra cosa.

Perchè lo sapete anche voi che la risposta è inevitabilmente e 9 volte su 10, .





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