Il tempo è tiranno. Essere blogger è un “lavoro”

Essere blogger è un “lavoro”.
Sapere scrivere è una “dote”.

[CIT]


Molti pensano il blogging sia una passeggiata e infatti, non scrivono. Si limitano a recensire prodotti con le solite quattro frasi copiate e incollate da fogli word o riportate pari pari dalla youtuber del momento.
Altri buttano più o meno improbabili considerazioni e/o “poesie” in un articolo condendo il tutto con fotografie prese dalla rete.
Poi ci sono quelli che copiano post altrui modificando leggermente il testo, poi ci sono tutorial pescati in giro per il web visti e rivisti mille volte, poi ci sono repliche dello stesso format declinate in molteplici viraggi, a volte improbabili, di colori e stile.
C’è chi parla di sè, chi parla di altri, chi scarica la sua insoddisfazione o il suo disagio per quei pochi “amici” che soffrono dello stesso malessere.
Chi urla, chi piange, chi cerca di fare soldi facili tramite sponsorizzazioni e banner.

Quanto di tutto questo è utile e perchè dovrei o dovreste leggerlo?

Scrivere costa in termini di tempo, non tutti ne hanno o se ne hanno, preferiscono occuparlo diversamente “evadendo la pratica blog” in pochi minuti per poi dedicarsi ad altro.
Sappiamo bene che creare del vero e proprio “contenuto” originale significa: studiare, informarsi, verificare, muoversi, viaggiare, sperimentare e sapere usare quantomeno uno smartphone in modo dignitoso per fare delle fotografie che non siano solo cartoline con gli orizzonti storti o selfie dominati dai filtri con in mano il nuovo miracoloso shampoo.

Sono blogger da tempo immemore e pienamente consapevole di essere anche un tantino (troppo) logorroica.
Ho imparato per lavoro che i post brevi con molte fotografie sono i migliori perchè le persone hanno fretta e si è persa l’abitudine alla lettura tanto quanto quella alla scrittura.
Mi hanno insegnato che alla gente non interessa più di tanto disquisire di ciò che non li tocca da vicino seppur molto spesso banale e vivono del “luogo comune” e di polemica.
Ho dedotto senza troppo sforzo che la fotografia si è persa perchè si è smesso di raccontarla, la tecnologia ha trasformato chi ha soldi in PH e tira più “una tetta e un gattino”, della ricerca iconografica o della sperimentazione tecnica e di comunicazione attraverso l’immagine.
Ho capito che alcuni argomenti sono scomodi, la sessualità è palesemente distorta, la politica e la società sono gli unici cinguettii che ormai dominano Twitter, l’influencer marketing è la migliore pubblicità.

Ho visto il mondo accelerare e preferire mezzi più veloci e immediati, social che in 17 secondi ti mettono davanti tutto ciò di cui hai bisogno, like condivisi senza nemmeno osservare il contenuto su gruppi Telegram o Facebook, obbiettivi diversi, fame di fama, la conquista indiscussa del facile, veloce e comodo e in tutto questo non ci sarebbe nulla di male se si fosse in grado di adeguarsi ai new media mantenendo la propria coerenza comunicativa.
Anche per questo però bisogna “studiare”, bisogna soffermarsi a cercare di capire come ogni mezzo abbia le proprie caratteristiche e vada sfruttato nel modo giusto riadattando il proprio modo di comunicare senza perdere la propria personalità narrativa.
Ma è faticoso e… Serve tempo!

Purtroppo io tempo ne ho poco e sebbene ami il mio blog sono una dei molti che per “crescere” in termini di conoscenza, studio, sperimentazione e storytelling, ha dovuto trovare una strada più veloce per esprimere ciò che penso, ciò che scelgo, come vivo.
Ho scelto Instagram da tempo.
Sono piuttosto logorroica anche lì e anche se il social fotografico non mi consente di esserlo quanto lo sono dentro al mio blog ma quante volte nella vita dobbiamo scendere a compromessi?

Ciò di cui però vado abbastanza fiera è il fatto di aver mantenuto quella coerenza narrativa seppur in “time lapse” e di non aver perso l’istinto naturale al racconto.

Il mio lifestyle su Instagram è lo stesso, arricchito da video, musica, gif, nelle stories e sintetizzato nei pensieri che accompagnano le mie fotografie.
Questo non esclude che il blog rimane la mia casa dove posso di tanto in tanto togliere la polvere, rinfrescare l’aria e sapere che non ho limiti per potermi esprimere.

Non so quanti ancora mi seguano qui o quanti abbiano voglia e tempo di farlo in futuro ma del resto, Volevo fare nasce proprio dall’idea che volevo fare tante cose e tante ne faccio, oltre che da una solida base di curiosità volitiva che ha profonde radici nel mio carattere.
Se non mi trovate qui mi trovate su Instagram dove a fasi alterne “racconto” e faccio esattamente tutto ciò che ho fatto per anni sui blog e dove fortunatamente anche i 10 minuti della pausa sigaretta mi permettono di poter mostrare un pezzo di me.

Volevo Fare ON Instagram

Comunque non sparirò, mettiamola così: questa è la mia casa, Instagram è la mia residenza estiva!

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