Gratitudine: ne siamo ancora capaci?

Come spesso faccio inizio dalla definizione del termine, gentilmente offerta da Wikipedia.

Gratitudine, dalla parola latina gratus “piacevole, grato”, o riconoscenza, è un sentimento di apprezzamento provato da e/o una simile risposta positiva mostrata dal destinatario di gentilezze, regali, aiuto, favori o altri tipi di generosità, verso chi fa tali doni.

Mi trovavo qui sul divano e riflettevo su una serie di eventi che mi hanno palesemente dimostrato che la gratitudine non solo è passata di moda ma non credo, molti sfortunatamente, ne siano più o mai stati capaci.
Indipendentemente dalle vicende personali che in questi ultimi due anni (probabilmente anche prima) mi hanno portato a credere che l’egoismo e l’approfittarsi di chi offre: gentilezze, regali, aiuto, favori o altri tipi di generosità, sia regnante su ogni altro tipo di comportamento, ho compreso che non ne vale proprio la pena offrire.

E’ nella natura umana e anche segno di buona educazione mostrare riconoscenza o perlomeno sforzarsi di pronunciare quella misteriosa e, poco virile mi rendo conto, parola di 6 lettere che pare che nel momento in cui viene pronunciata sia peggio della maledizione senza perdono, nota agli amanti di Harry Potter.

Eppure non è così difficile dire/scrivere: GRAZIE… Garantisco che pur avendola pronunciata spesso e volentieri sono ancora in possesso di tutte le parti del corpo e della mia integrità psicologica e morale.

Mi rendo però conto che per alcuni: grazie, tanto come SCUSA è un ammissione di gratitudine o colpa troppo difficile da sopportare, come impiccarsi da soli a una trave del soffitto… capisco…

Un grazie sarebbe la base, le fondamenta della gratitudine ma se non si è in grado di ringraziare con un semplice termine breve della lingua italiana, figuriamoci se ci si può aspettare altre forme di gratitudine.

Non parlo di una borsa di Louis Vuitton, un anello di Cartier o altro di materiale, ci sono semplicemente gesti che “gratificano” chi ha fatto qualcosa per qualcun altro.

Basterebbe chiedersi: come posso essere grato a quella persona perchè mi ha aiutato, supportato, consigliato, ecc?
Partendo ovviamente dal presupposto di conoscere un minimo la persona che gentilmente ti ha offerto il suo aiuto, parere, consiglio o altro di più consistente.

Facciamo un paio di esempi così tanto per scaldare l’ambiente.

  1. Se io perdo tre ore del poco tempo libero che ho, a cercare di dare consigli in merito a un progetto, perché per alcuni aspetti sono più competente in materia. Se ti fornisco il materiale utile bello che pronto, ti spiego come muoverti in un ambiente di cui sai molto poco e questo senza chiederti assolutamente nulla in cambio, perché sono una testa di genitale maschile e semplicemente credo in quel progetto e vorrei che avesse la giusta visibilità, mi aspetto almeno un grazie o perlomeno un “non è male come idea, ci penserò”.
    Se TU a quel punto te ne fotti allegramente, continui per la tua strada e non ti degni nemmeno di scrivere due righe di ringraziamento sai che accade?
    Che quando poi leggo di quanto sia bello donare al mondo, di quanto si dovrebbe non chiudersi nel proprio egocentrismo, del pensiero che sta dietro ogni cosa e che domina ogni azione e bla bla bla, mi viene da credere che stai portando avanti una grandissima presa per il fondoschiena e che alla fine, come sempre, son tutti bravi a parlare bene ma mentre parlano, coltivano il loro bell’orticello rigoglioso di interesse personale.
    (Scusate eh, questo è il solito sassolino che dovevo togliermi ma che come esempio calza a pennello)
    La stessa cosa vale (altro sassolino) se io faccio qualcosa per darti visibilità e fare conoscere ciò che fai impiegando regalandoti/vi altro tempo, sempre perché come una cogl… credo in ciò che fate, e tu/voi non sprecate nemmeno 5 secondi per dirmi almeno grazie.
  2. Se io ti supporto anche economicamente (si parla sempre di pochi euro eh… Non sono ancora e non sarò mai milionaria), acquistando qualcosa che tu magari hai impiegato anni a studiare, pensare organizzare. Se io cerco di dare visibilità alle tue idee, alle tue iniziative, al tuo “metterti in gioco”, com’è che poi quando sono io quella che si mette in gioco, TU fingi totale indifferenza e ignori bellamente e senza troppo sforzo il supporto che io potrei avere bisogno in quel momento? Invidia? Gelosia? O semplice e assoluto menefreghismo?
  3. Quanto costa ricambiare un gesto? I rapporti fra le persone tendenzialmente sono fatti di dare e avere non di DARE e basta da parte di uno dei due. Quindi io do e tu dai anche non in parti uguali (non ho questa pretesa). Non io DO e tu prendi e pretendi senza mai dare nulla in cambio. Perché alla lunga e in qualsiasi ambito, se prosciughi il mio dare senza alimentarlo con dell’avere, che può essere DATO semplicemente esprimendo la famosa gratitudine di cui si parla dall’inizio di questo post, io per riempire nuovamente la mia ampolla del DARE devo andare a prendere ciò che tu non mi hai dato da un’altra parte.

    4. Solidarietà, la cugina della gratitudine. Le persone hanno bisogno da sempre di essere non solo gratificate ma di vedere solidarietà verso le proprie idee, iniziative, impegno. Mollarle regolarmente da sole ha il solo effetto di renderle egoiste e stai pur certo che quando arriverà, e arriverà, il momento in cui tu avrai bisogno il loro supporto o aiuto queste ti spernacchieranno in faccia (come minimo).

    5. A maggior ragione tutto quanto di cui sopra se tu, caro il mio totalmente incapace di quella bella cosa chiamata empatia, non hai mai dato o hai dato briciole e la persona in questione le ha raccolte una per una, messe insieme, ci ha messo la SUA farina, la SUA acqua, il SUO sale e ha passato il tempo a impastare, cuocere, mettere tutto assieme per portarti poi davanti una bella pagnotta fumante, magari imperfetta ma frutto del LAVORO che ha fatto per trasformare quelle poche briciole in qualcosa di quantomeno commestibile e saziante.

Ora, potrei come sempre continuare e cercare di fare capire che non siamo sassi, che tutti hanno bisogno talvolta di gratificazione o del semplice riconoscimento che si è fatto un buon lavoro ma sono assolutamente cosciente che la gran parte delle persone anche ora che sta leggendo, sta pensando a quale migliore concime può essere utile alle proprie zucchine e soprattutto che se dona un po’ di concime all’orto del vicino questo poi potrebbe avere delle zucchine più grandi e gustose delle sue! Non sia mai!
In alternativa, sta pensando che un po’ di concime potrebbe anche “sprecarlo” per donarlo al vicino ma solo se poi lui gli darà almeno almeno 5/6 delle sue belle zucchine o magari l’intera pianta.

Quindi non si ricambia, non si offre gratitudine, non si ringrazia, si ricorda solo ciò che interessa e si da solo il minimo indispensabile per garantire una continuità nel dare dell’altro. Si succhia il DARE degli altri come avide api sull’orlo dell’estinzione, succhiano il nettare dei pochi fiori rimasti in autunno.
Sapete però qual è il problema? Che voi non siete delle api che di fiore in fiore donano parte di quel polline ad altri fiori permettendo così la rigenerazione continua, in quello che di fatto è naturalmente uno scambio di dare e avere. Voi siete degli stolti giardinieri che colgono il fiore e lo mettono in un vaso per aumentare la bellezza della propria abitazione, appagare il proprio gradimento del bello oppure omaggiare altri che sono come voi, succhiatori di DARE che non offrono nulla in cambio.

Si dice che è più bello dare che ricevere e in parte è vero perché dare è già di per se una gratificazione personale ma parliamoci chiaro e non diciamo caxxate, a tutti piace anche ricevere, se ne ha un vero e proprio bisogno per sentirsi migliori, apprezzati, più sicuri di sé e meno sull’orlo di una crisi di nervi perché non si riesce a percepire se c’è un interesse reale o se ciò che si fa, si dice, si dona, è tutto un grandissimo spreco di tempo.

Il mondo gira in fretta, di tempo libero ne abbiamo tutti poco, i soldi non piovono dal cielo e pare si debba fare a botte col proprio orgoglio per esprimere apprezzamento o offrire supporto, questo è chiaro a tutti ma santa pazienza, veramente non ne siete capaci o non trovate 5 minuti per farlo?

Io sarò fatta male, sicuramente non ho un carattere facile ma credo che come io a volte vorrei essere gratificata, anche gli altri ne abbiano oserei dire necessità e quindi faccio il possibile.
Poi però vedo dall’altra parte il vuoto cosmico e allora mi passa la voglia di dare e mi rendo conto che inizio anche io a commettere l’immane errore a volte di volere, pretendere e rimpolpare la mia ampolla “usando” persone che danno quanto me, invece di smettere di concedere a chi non mi da nulla in cambio.

[Ma ci sto lavorando su questo]

Fortunatamente ci sono stati almeno due anni che mi hanno aperto un po’ gli occhi e ho imparato che non devo aspettarmi nulla, che se voglio qualcosa me lo devo prendere da chi me lo da o so che me lo darebbe e che è giunto il momento in cui alla mia ampolla di DARE, è necessario applicare un bel contagocce.

Si cambia sempre in peggio ma il vero problema è che non si cambia quasi mai a causa di se stessi ma a causa dell’egoismo, dell’egocentrismo e della mancata gratitudine altrui.

Ps. Nessuno ne è uscito migliore, al limite qualcuno e’ uscito meno peggiore di altri…

10 pensieri su “Gratitudine: ne siamo ancora capaci?

  1. Oggi purtroppo, nonostante tutto quello che abbiamo passato in questi due anni, perdite di cari, di lavoro, di umore, compagnia, possibilita’ di imparare , fare corsi o un viaggio…..la gratitudine la trovi con il lanternino…o segui lo stile degli altri o resti emarginata e sola, con tutto l’impegno e il cuore che ci puoi mettere…

  2. Ciao comprendo perfettamente il senso del tuo post, purtroppo spesso ci si trova a dare senza neppure ricevere un semplice grazie che già questo sarebbe molto illuminante… sicurajente una buona parte del prossimo è così, però non siamo tutti uguali… ci credo che la rabbia viene di pensare esattamente quanto hai scritto da tu, nel mio cammino ho trovato anche persone che si sono rivelate riconoscenti nei miei riguardi e come credo anch’io di esserlo nei riguardi di coloro che ho ricevuto un aiuto e non credo di essere rara… Solidarietà… oggi come oggi la vedo molto circoscritta non proprio inesistente ma sicuramente molto centesima. Credo che il covid ci abbia ulteriormente peggiorati in quanto a egoismo, menefreghismo etc. Ma esistono ancora persone che col c9vid non hanno fatto nemmeno una piega e continuano ad essere delle persone educate, perchè alla fine di tutti i discorsi penso che sia proprio l’educazione ciò che oggi è mancante negli esseri umani. Spero che con questo commento tu non mi prenda per una benpensante, io che mi conosco bene posso assicurarti di non esserla, anzi tutt’altro… Anch’io m8 scontro con le realtà lavorative e quotidiane in genere… Ah a proposito io m8 chiamo Giusy piacere.

    1. Innanzitutto piacere Giusy, io sono barbara 🙂 il tuo commento mi fa riflettere perché nel pessimismo di cui è intriso questo post accende una luce di speranza. Purtroppo non ho avuto molte esperienze positive, anzi e forse le ennesime negative hanno fatto traboccare il vaso o prosciugato l’ampolla… Non amo generalizzare quindi sono certa esistano persone come quelle che tu hai incontrato, che sei e che in fondo sono anche io però cole giustamente dici sono rare e rischiano di essere sommerse dall’egoismo e soprattutto dalla mancata educazione. Chissà, magari un giorno qualcuno saprà farmi ricredere, per il momento hanno vinto portandomi a chiudermi e controllarmi più di quanto normalmente farei o ho fatto. Conservo comunque una scintilla di ottimismo che però a questo punto avrà solo chi veramente la merita 🙂

      1. Sai la cosa importante cos’è? Il sapersi dosare e con chi lo merita e nella chiusura del tuo commento mi sembra che l’hai compreso. Non è tutto perduto come del resto non è tutto integro, ma ci possono essere buone speranze 😉

  3. Sagge parole, che condivido pienamente! Il mondo sarebbe senz’altro migliore se il nostro vocabolario diventasse più ricco con l’ausilio di parole come “Grazie” e “Scusa”… Buona giornata, Barbara! 🙂

  4. Cara Barbara grazie sempre per le Tue dirette e chiare considerazioni…… Cadono proprio a fagiolo nel mio quotidiano. Da giorni mi accorgo che , malgrado il mio lavoro mi affascini e mi prenda ancora tanto , trovo oggi una grande difficoltà ad interagire con clienti ormai sempre più ottusamente esigenti , pronti a metterti alla gogna se il proprio cavallo non è immediatamente guarito ( come se io avessi in effetti una bacchetta magica ) e mai inclini ( quando tutto va bene ) a darti una pacca sulle spalle e dirti “Grazie” . Non c’è più un modo di interagire umano , tutto si esige con un whatsapp dove mandare foto del caso e pretendere ipso facto una terapia ….. Non ci sto più !!! . Tolgo il disturbo e lavoro da LIBERO professionista con chi voglio ma soprattutto con chi prima di mettere mano al portafoglio ti accoglie con un sorriso ,un buongiorno e ….. tanta umanità . Grazie per ciò che esprimi 🤗😘

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