I rapporti personali

Quando ho molto tempo per pensare mi faccio delle domande che chiariscano prima di tutto a me stessa come “interpreto” alcune questioni… E mi do delle risposte che mi permettano poi di acquisire una sicurezza e un buon margine di certezze, nei confronti del resto del genere umano.

Vorrei spiegare come la penso in termini di “rapporti personali” che è una delle domande più gettonate di sempre. 

Mi stupisce ma lascia del tutto indifferente il termine “fidanzata/o”, non l’ho mai usato nella mia vita e non lo userò mai. Per me non significa nulla di più che uno status come quelli di Facebook; come single, impegnato, relazione complicata e così via.
Serve a collocare le persone in un ruolo, esattamente come la job description nell’ambito lavorativo ed è identicamente utile solo per specificare ad altri la tua posizione. 
[Penso anche che, esporre lo status, serva solo a farti rompere le palle, generare gossip in un senso o nell’altro e/o chiarire la propria posizione agli “abitanti” del web in modo che possano sapere quando la “merce” è disponibile o meno… Ma questo è un altro discorso]

Soprattutto, è solo una parola che non necessariamente, corrisponde ai “fatti”. 

Dal mio punto di vista i rapporti personali si possono “classificare” come:

. Conoscenza: ciao come stai? Che fai di bello? Ti piace la pizza? 

. Amicizia: siamo amici e condividiamo momento di caxxeggio, pause caffè, chiediamo consigli e raccontiamo aneddoti del nostro quotidiano. Ci siamo uno per l’altro quando la nostra vita e i nostri impegni lo consentono.

. Frequentazione: usciamo, facciamo delle cose assieme, sperimentiamo anche il sesso ma ognuno rimane all’interno della propria “sfera personale”. Nessuna affermazione o esternazione compromettente come: mi manchi, vorrei stare con te, volevo sentirti, ci tengo a te, sei importante.

. Scopamicizia: siamo amici e scopiamo, non abbiamo necessariamente bisogno uno dell’altro, quando avanza tempo ci si vede e/o ci si sente. Una sorta di “deviazione” dall’amicizia che però non arriva alla “frequentazione” perché si condivide solo il sesso quando si ha tempo e voglia e, a volte, 4 chiacchere.

. Relazione: siamo più di scopamici, ci interessiamo della vita dell’altro/a, condividiamo la quotidianità e cerchiamo tempo esclusivo da dedicarci perché vogliamo “presumibilmente” far crescere il rapporto. Aggiungiamo qualcosa ogni giorno. Abbiamo “bisogno” di vederci e iniziamo a salire nella scala delle priorità.

. Coppia = compagno/a: siamo compagni di vita, condividiamo il nostro tempo e le nostre vite, camminiamo uno a fianco dell’altro perché sentiamo la necessità di farlo e perché, soprattutto, ci fa sentire bene. Conquistiamo il podio delle priorità oscillando fra il primo e il terzo posto e sacrifichiamo altro di meno importante, che può esserci o non esserci ma che arricchisce saltuariamente e in modo incostante la nostra vita e il nostro lato emozionale o più semplicemente, sacrifichiamo ciò che potremmo comunque avere perchè se possiamo comunque averlo o lo abbiamo sempre avuto non c’è il rischio di perderlo.

Qui apro una parentesi (sapete che amo divagare) perchè diverse volte mi sono sentita dire soprattutto da uomini: gli amici ci sono e ci saranno sempre, le donne vanno e vengono, è più importante un amico/a delle donne. Avete ragione a volte ma non vi siete mai chiesti il perchè?


Il perchè ve lo spiego io per quella che è la mia esperienza:
Gli amici ci sono sempre perchè voi “date” agli amici, date, date e date ancora. Intanto non sono “impegnativi” e comunque voi ci siete appena vi chiamano, rinunciate a qualsiasi cosa per loro (anche a quelle che normalmente sono priorità), sacrificate il tempo che avreste dedicato ad altro e altri, spostate appuntamenti, prendete permessi o ferie, vi fate chilometri in macchina, rinunciate a ore di sonno, non vi fate disturbare da nulla e nessuno quando siete con loro. Di conseguenza anche solo per banale educazione e riconoscimento, anche loro ci sono per voi.
Del resto, è risaputo che avrai nella misura in cui dai.
Vi siete chiesti se fate la stessa cosa per “le donne che vanno e vengono”?
Perchè se la risposta è sì allora sono loro le stronze, se la risposta è no allora non c’è da stupirsi se poi “vanno”.


Anche perchè c’è una sostanziale differenza fra le due tipologie di rapporto. Si tratta di semplice proporzione.
Un amico/a c’è e ci sarà quando la SUA vita e i suoi impegni lo consentiranno, possono passare anche mesi senza vedersi, una serata piacevole e non impegnativa fa piacere a tutti ogni tanto. Gli amici vi danno consigli e possono ascoltarvi per quelle 3/4 ore quando capita ma non vivono la vostra quotidianità, non ci sono SEMPRE come voi credete, solo perchè in 30 anni vi siete visti un centinaio di volte e avete caxxeggiato assieme.
Le donne che si presuppone abbiate a fianco invece ci sono tutti i giorni, tutto il giorno, vi supportano quando avete la luna storta o un eccesso di testosterone, vedono il meglio ma anche il peggio di voi, accettano di sacrificare il loro tempo per voi e non importa cosa accade nella loro vita, per voi ci sono in qualsiasi momento voi abbiate bisogno. E… Non vi danno solo 3/4 ore di caxxeggio e risate…
Quindi in teoria meriterebbero di più o quantomeno altrettanto no?
Invece nella maggiore parte dei casi, l’amico/a ha la priorità e la donna è un accessorio da tenere nell’angolo in caso di necessità, forse proprio perchè tanto si sa che c’è. Perchè se le dai “palo” lei resta, l’amico/a invece probabilmente ti restituisce il palo, non per cattiveria ma perchè nella sua vita c’è altro/altri con cui occupare il tempo.
Io non vi auguro come ho già visto accadere di ritrovarvi poi da soli perchè l’amico/a non ha più tempo per voi magari proprio quando voi ne avete bisogno ma credetemi accade, ed è assolutamente normale, perchè con voi gli amici condividono “brevi” attimi. Brividi sopra la follia ma brividi brevi.
Ora avete capito perchè le donne poi se ne “vanno”? Forse anche loro potrebbero restare “per sempre” ma sta a voi dargliene l’opportunità.

Torniamo alla mia simpatica scala dei rapporti.
Come si capisce a che punto di questo “punto elenco” si è in un rapporto a due? 
Valutando con un minimo di oggettività il quotidiano.
La reale vicinanza dell’altro e il suo essere quantomeno costante nel tempo.

Perché tutti abbiamo impegni, doveri, passioni, casini e molto altro ma si deve fare un passo per uno per incontrarsi al centro. Questo se si vuole avere un rapporto che vada oltre i 6 mesi, che generi benessere e possibilmente anche felicità e soddisfazione.

Un rapporto che “porti qualcosa in più” nella vita di ognuno.

All’apice di un’ipotetica lista di “cose da fare per essere più di uno scopamico” si collocano il mantenere alta l’attenzione, l’essere presente (soprattutto nei momenti difficili) e tutto ciò che si condivide e si fa assieme: da una cena a un cinema, da un viaggio a una passeggiata, dallo shopping all’aiutare a riparare una lavatrice fino al piacere di creare un legame fra la persona che si decide di avere a fianco e tutte le altre persone che per noi sono importanti, inclusi sì, anche gli amici.
L’essere due e non più uno.

Nel più classico invece dei rapporti moderni, “lo scopamico/a” e’ facilmente riconoscibile e spesso non si può nemmeno definire amica/o… perché si scopa, punto.
Non si esce assieme (o raramente se proprio non ci sono altri impegni), la/lo si nomina o si parla di lei/lui molto poco e solo se proprio indispensabile, non si riconosce come persona importante di fronte gli altri con tutti quei gesti, attenzioni che normalmente in un rapporto più evoluto si fanno spontaneamente, non si presenta agli amici, non si vuole che lei/lui possa privare di “altre opportunità”.
Non togliamolo ma mettiamolo in maiuscolo lo status “single” sui social già che ci siamo, che non si sa mai che qualcuno possa pensare che c’è qualcuno nella nostra vita e che questo qualcuno magari possa portare via tempo: all’aperitivo alla serata fra amici o a una sana “altra” scopata. Chiariamoci, non è questione di gelosia, e’ semplicemente questione di riconoscere e fare riconoscere l’importanza di una persona.

Si parla di sesso e non si nomina la parola “amore” (dio ce ne scampi… al massimo si vuole bene...), non citiamolo nemmeno nell’atto stesso.
Si scopa, non si fa l’amore e dopo un po’ ci si annoia pure di quello perchè siamo onesti, il sesso è bello e necessario ma non è ciò che determina l’importanza di un rapporto.

Se non si rientra nelle priorità, se altro/i vengono sempre prima, se non si “lotta” un minimo o si fa un poì di fatica per ottenere del tempo per se e per chi si frequenta, si possono attaccare tutti gli status possibili, (il famoso “fidanzata”), tipo etichetta identificativa della parte di manzo prescelta sulla confezione ben avvolta nella plastica, ma non vale nulla di più di una etichetta, che col tempo si sgualcirà fino a staccarsi.

Il prodotto oltretutto per quanto ben conservato se non “trattato” in qualche modo, valorizzato con la cottura e trasformato nelle proteine che ci mantengono in buona salute psicofisica, lasciato in frigo, scade.

Si può pensarla diversamente e ritenere quello status qualcosa di certo ma contano i fatti non le parole, questo lo ripeto da una vita ma pare sia qualcosa di troppo difficile. 
Non si può fare fede assoluta a quell’etichetta se non si dimostra efficacemente con parole, azioni, tempo, attenzione, che non si tratta solo di uno “status”.
Affidarsi all’etichetta significa inevitabilmente diminuire progressivamente proprio quel tempo, quell’attenzione e quell’interesse…

Perchè si presuppone che se l’intenzione è quella di volere fare crescere un rapporto, di conoscere la persona che è lì di fronte a te, non si può viverlo alla giornata. Non si può pensare sempre che “c’è tempo e non c’è fretta”. Personalmente a me la vita ha insegnato che domani potrebbe non esserci più tempo e me l’ha insegnato nel modo peggiore. Mi ha insegnato anche che la “fretta”, in questi casi, si chiama bisogno e piacere.

Il mancato architetto che c’è in me direbbe che ci deve essere un “progetto” seguito e portato avanti, un progetto che deve essere arricchito di dettagli ogni giorno, che deve essere rivisto e ricalibrato se qualcosa è instabile o se abbiamo sbagliato i calcoli (capita), un progetto che è in continua evoluzione ma che ha basi solide.
Un progetto che può essere come la fabbrica del Duomo di Milano, che garantisce quel “per sempre o quantomeno a lungo, lunghissimo termine”, avete mai visto il Duomo abbandonato a se stesso?
A me fa incazzare vedere sempre un ponteggio su una delle facciate ma in fondo quello è prendersi cura di qualcosa di bello e importante.
Se si vuole una relazione o una/un compagna/o bisogna semplicemente prendersene cura. Coi modi, coi gesti, con le intenzioni, con le parole, con tutto quello per cui quella persona vale.
Un progetto.

Altrimenti si parla chiaro e si lascia la libertà di scegliere se ciò che si è disposti a dare per l’altro/a è sufficente. Non si fanno film solo mentali su cose da fare d’insieme, giornate dedicate solo al “noi”, non si dice faremo, saremo, andremo, farò per te, sarò per te, condividerò con te… Film che restano regolarmente solo film perché se si vuole veramente qualcosa o qualcuno non esiste un verbo futuro dalla consistenza di bolle di sapone, esiste solo il verbo presente. Non esiste l’astratto, esiste solo il concreto. Le parole si riducono solo a un’immensa bugia che forse si racconta anche a se stessi per non perdere qualcosa che in fondo “fa comodo”.


Se resta di fatto niente di più di una scopamicizia, beh… Lascia solo un gran amaro in bocca e non porta nulla in più nella vita di ognuno che non possa essere facilmente sostituito o di cui non si possa serenamente fare a meno.

Credo il mio pensiero sia chiaro e quindi non debba dire io da che parte sto.

Citerò però una considerazione della mia bionda, che a 17 anni ha già capito molto di più di molta gente adulta e che fortunatamente ora, ha a fianco una persona che da valore a lei, a ciò che lei fa e a ciò che per lei è importante, che le da ciò di cui ha bisogno e non solo, che la fa sentire bene e che arricchisce la sua vita. Che nel suo essere giovane ha compreso che le persone intelligenti, sensibili, speciali e forse sì, anche difficili, introverse e dure prima di tutto con se stesse, non si sentono mai abbastanza.

Ma sono abbastanza per chi le fa sentire tali.


Beh se la ruota di scorta rimane sola è l’unica ruota nonchè la più importante, è la ruota principale.

(“sola” tra virgolette perchè io sono piccola rotella della bici)

By Alice

E alla fine…

L’importante è quello che ti insegna…

E’ troppo semplice mettere uno spazzolino da denti in più nel bicchiere del bagno, e’ semplice metterlo come è semplice toglierlo…

6 pensieri su “I rapporti personali

  1. Ciao Barbara, ti piace la 🍕 pizza? Sto scherzando naturalmente. Ho letto il tuo post con attenzione ed interesse. Ci vuole molta fatica per camminare insieme, ho vissuto le varie fasi.
    Bellissima tua figlia, complimenti e sei bella anche tu!
    Giorgio Faletti era un grande.
    Ti auguro di trovare ciò che dia valore alla tua vita, solo questo, senza classificazioni.
    Un saluto 👋
    Valeria

    1. Ovvio che mi piace la pizza!!! 😁 Il problema vero è proprio quello, meglio io comodo e facile che fare “fatica”. La fatica della costanza e dell’aggiungere per molte persone è ritenuta eccessiva ma pace, tutto insegna 🙂

  2. Mi ha colpito tra le cose che scrivi, la quantità e l’immagine del video in cui prevalgono silenzio, sguardo, occhi e gestualità. Forse i tuoi opposti con cui ti disfi e riconcili o essenza di moderna e antica Penelope. 🌹👏😊

    1. E’ possibile… Esistono momenti in cui servono parole e momenti in cui le parole non servono e basta altro… La cosa certa è che non aspetterò come Penelope 🙂

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