La Venezia post lock down: cogliete l’attimo!

La Venezia post lock down è da visitare.
Non solo perché come tutte le città prettamente turistiche ha bisogno, in questo momento, di una mano per risollevarsi ma anche perché difficilmente avrete nuovamente l’occasione (si spera) di vederla così.

La Venezia post lock down non ha perso nulla del suo fascino, della sua antica malinconia, del suo brillare dopo un temporale o sotto il cielo azzurro ma è una Venezia diversa, con molto più spazio, molta più lentezza, molte più possibilità.
Normalmente infatti dovreste fare a pugni con i turisti, verreste spinti più volte al limite dei canali per via di simpatiche famigliole con 12 figli che vi corrono fra le gambe senza controllo.
Per visitare una mostra dovreste prenotare mesi prima, per scattare una foto al tramonto sarebbe necessario appostarsi con ore e ore di anticipo, per prendere un traghetto per le isole minori si andrebbe a sorteggio…

Quindi è proprio ora che Venezia vi mostrerà tutta la sua bellezza in totale relax e pieno godimento.

Io non sono una travel blogger pertanto quella che vi racconterò sarà semplicemente una piccola vacanza arricchita da tante risate, momenti altamente culturali e altri esclusivamente ludici, piccole follie, tante fotografie e stories su Instagram e il piacere di camminare in questa splendida città per scoprire qualcosa di nuovo o riscoprire qualcosa che in molte gite è apparso ora in una luce diversa.

Come Burano ad esempio.

Al di là della levataccia quasi all’alba, la navigazione è tranquilla e in tutta sicurezza (protocollo covid), anche perché a quell’ora del mattino e senza che io abbia ancora assunto degli zuccheri, è vivamente sconsigliato disturbarmi…

Scendiamo dal traghetto e ci troviamo davanti questa bella scultura che, beh….
Insomma, diciamo che il messaggio sotto questo genere di posa, potrebbe generare qualche fraintendimento…

Ma Burano è veramente il paese dei merletti e del colore…

Un vero e proprio arcobaleno disturbato solamente, da un campanile palesemente storto, cosa che evidentemente non disturba solo la sottoscritta se vendono anche delle magliette per questa psicosi…

Altra fonte di palese disturbo.
Io credevo che solo a Milano dovessi lottare con zanzare che sfidano le leggi della fisica, della chimica e della biologia… Pare di no.

Dopo 2 ore in cui si è nutrito almeno 12 famigliole di zanzare, totalmente per caso ci si ritrova davanti la più originale casetta che abbia mai visto.
Si tratta della Casa di Bepi Suà detto anche “Bepi della Caramelle”, amante della pittura e appassionato di cinema che nella sua vita si è dilettato, con molta pazienza, ad aggiungere di giorno in giorno, nuove decorazioni alla sua abitazione, rendendola così unica.


Ma Burano è anche la città del pizzo e dei merletti e perché non approfittarne?
La trasformazione in quella che nel pomeriggio è diventata “la regina dei dannati in abito da sposa (cadavere)” alla mostra di Cartier- Bresson, (dettagli in quest POST) è stato inevitabile anche perché, l’idea di scandalizzare o quantomeno fare rimanere decisamente perplessi, gli autoctoni e i turisti, con un abito in pizzo bianco da cui spuntano vari tatuaggi tra cui un poco appariscente serpente, (opera di Emanuele Peren ancora in progress) per me è fonte di gran divertimento.

Dopo l’acquisto compulsivo, avere perso mezzo litro di sangue e disturbato metà degli abitanti dell’isola, al di là della scomodità dell’abito e del pessimo abbinamento con delle scarpe da trekking, si torna a Venezia per la mostra di cui sopra e, si cammina, si cammina tanto, si cammina “duro”.

E no, io non sono così brava e nemmeno così attrezzata per potermi fare un selfie del genere…
La fotografia è di Andrea Mambrini

Sebbene il primo giorno il cielo azzurro abbia veramente stupito, non si poteva certo pretendere restasse così a lungo e probabilmente a questo punto, direi che i “monsoni” mi seguono, quindi, via il vestito da sposa cadavere (con agili mosse studiate in anni e anni di esperienza, nel togliersi i costumi e vestirsi senza una cabina a disposizione).
Dopo essermi vendicata per lo spudorato seppure accondiscendente utilizzo della mia persona come “modella fai da te” e trasformato un fotografo, in oggetto e soggetto della sua stessa passione…

Si va tutti a fotografare le pozze!!!!!!!!!!!!!

Perché dovete sapere che…

E si continua a camminare, camminare duro, fino alla Salute.
Che spettacolo di Basilica!
Unica nota un po’ dolente: caro Sindaco, quanto tempo è che non pulite la facciata?
Io una lavatina gliela darei…

E poi, e poi, Venezia è tanto, troppo per soli tre giorni.
Venezia è il “ponte dei sospiri” dove un paio di turisti tedeschi ci hanno intrattenuto con un siparietto che potete vedere nelle mie stories in evidenza su Instagram (@volevofare).
Venezia è palazzo Boboli con la sua scalinata che ricorda la torre di Pisa, i portici di piazza San Marco e l’oro della sua facciata che brilla dopo il temporale.
Venezia sono le maschere e la libreria “dove si cammina fra i libri e sui libri”.

Venezia sono bellissimi ricordi che rimarranno.

Anche se si è scatenata una gara per fotografare i gabbiani in volo, che io chiamo tutti “Arturo”, che ho palesemente perso perché priva di reflex e dopo aver fatto da cavia umana per attirarli, sfidando il palese odio nei loro occhi…

Venezia è quella che sa emozionare anche i “nerini del buio”, la cui atmosfera unica è certamente più visibile nelle fotografie di Andrea.

Perchè io no, non ho osato rischiare rotule, legamenti, articolazioni e schiena.
Io sono una blogger, lascio ai fotografi la sofferenza, al massimo mi siedo comoda!

(Anche perché ormai ho una certa… Diciamolo pure…)

Venezia è straordinaria ma che sia chiaro, abito da sposa cadavere o meno, rimango un adepta del lato oscuro e un doveroso grazie a Chiara del B&B Porta Orientalis che deve averlo subito intuito!

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